Il viaggio nella letteratura europea

 

Desidero brevissimamente introdurre il tema del viaggio - che verrà ampiamente sviluppato con le relazioni che si succederanno in questa mattinata e nel pomeriggio - con una citazione tratta dall’introduzione al Childe Harold’s Pilgrimage di Lord Byron (1788-1824):

… l’universo è una specie di libro, di cui colui che non ha visto che il proprio paese non ha letto che le prime pagine. Io ne ho sfogliato un buon numero … Tutti i difetti dei vari popoli tra i quali ho vissuto mi hanno riconciliato con la mia patria. Quando non avessi tratto altro vantaggio che questo dai miei viaggi, non rimpiangerei né la spesa, né la fatica.’’

(Londra, 1822)

La citazione pone il tema del viaggio come conoscenza, incontro e confronto tra popoli e civiltà.

Nel Medio Evo, il viaggio aveva una connotazione ben precisa, viaggio era il pellegrinaggio intrapreso come penitenza per scontare i peccati o per raggiungere la perfezione spirituale. Ma il viaggiatore era anche il mercante (si pensi a Marco Polo); e soprattutto dal Quattrocento il geografo, lo scopritore di nuove terre e nuovi mondi. I loro diari di viaggio, ricchi di annotazioni, curiosità, descrizioni, diventano preziosi documenti per i secoli futuri.

Ma un impulso diverso viene dato al viaggio nei secoli ‘700, ‘800 e ‘900.

Il “Grand Tour’’, viaggio di conoscenza, testimonianza, arricchimento, indagine giornalistica, diventa viaggio interiore, viaggio esistenziale.

Clara Vella

Presidente ANILS Firenze